Sono allergico o intollerante? [guest post]

Sono allergico o intollerante samifar borgo cerreto

Questo post è stato scritto per noi dalla Dr. Roberta Canfora, dietista, che ringraziamo.
Alla fine del post troverai le info per contattarla.


Quante volte capita di mangiare qualcosa e sentirsi male?
Quante volte abbiamo detto di essere allergici/intolleranti a un cibo senza sapere se e quale differenza ci sia tra le due cose?

Allergie alimentari e intolleranze sono reazioni avverse agli alimenti, tra le due esiste una differenza ed è anche abbastanza importante. Vediamole un po’ più nel dettaglio.

Cos’è un’allergia alimentare?

Un’allergia alimentare è una reazione avversa agli alimenti (non tossica) immunomediata (particolarmente dalle IgE).

Cosa significa? Quando sono allergica ad una particolare sostanza (generalmente proteica) contenuta in determinati alimenti, significa che questa, una volta ingerita, viene considerata dall’organismo come un nemico da distruggere e per farlo mette in moto il sistema immunitario.

Nella stragrande maggioranza dei casi un’allergia alimentare è determinata geneticamente, quindi dura per tutta la vita.

Principali manifestazioni da allergia

  • Vomito e/o crampi allo stomaco
  • Orticaria diffusa o circoscritta
  • Prurito
  • Difficoltà a respirare/asma/rinite
  • Tosse ripetitiva
  • Gonfiore della lingua
  • Bolle sulla lingua e labbra
  • Vertigini o sensazione di svenimento
  • Shock anafilattico

Diagnosi

Per scoprire eventuali allergie, esistono diversi test da fare, sia che si tratti di allergie inalatorie, che da contatto o da ingestione.

I test più usati sono: il prick test, che valuta principalmente le allergie inalatorie e da contatto; il rast test, tramite prelievo; il test di provocazione, che consiste nel far entrare la persona in contatto con il possibile allergene; il patch test, che valuta principalmente le allergie ai metalli.

Cura

L’unica cura possibile è quella di evitare l’assunzione degli alimenti che contengono la sostanza a cui si è allergici. È sempre bene premunirsi di antistaminici e cortisone se c’è il rischio di contaminazione.

Cos’è un’intolleranza alimentare?

Un’intolleranza alimentare è una reazione avversa agli alimenti (non tossica) non immunomediata, ossia non coinvolge il sistema immunitario (differenza principale con le allergie).

Le intolleranze possono essere principalmente di due tipi:

  • enzimatico, quando mancano i mezzi per digerire una certa sostanza. Classico esempio è l’intolleranza al lattosio, causata dalla mancanza dell’enzima lattasi
  • farmacologico o intolleranza non riconosciuta: può essere da additivi, conservanti o altre sostanze chimiche.

Altri tipi di intolleranze, anche se in questo caso la definizione è impropria, sono quelle legate più a un’intossicazione o a un accumulo nell’organismo di uno o più alimenti.

Questo tipo di reazione si può verificare, ad esempio, quando si mangia troppo frequentemente o in grande quantità certi cibi e, contemporaneamente, si ha un affaticamento generale dei sistemi di depurazione (intestino irregolare, fegato affaticato).
In questa situazione il corpo fatica a smaltire correttamente l’accumulo, e la conseguenza è la comparsa di sintomi più o meno evidenti.

Manifestazioni da intolleranza

  • Buciori o crampi allo stomaco
  • Gonfiore intestinale
  • Alvo irregolare (stipsi, diarrea)
  • Mal di testa frequente
  • Difficoltà a digerire

In termini di salute, un’intolleranza è meno pericolosa di un’allergia e in molti casi può essere modificata nel tempo. Intolleranze di tipo enzimatico, come quella al lattosio, non sempre sono recuperabili, perché l’organismo non riesce più a produrre gli enzimi che servono a smaltirlo, ma nelle intolleranze da intossicazione o da accumulo è possibile intervenire e cercare di disintossicarci.

Come? Generalmente il primo passo da fare è quello di favorire lo smaltimento di tali sostanze – una volta scoperte quali – evitandone l’assunzione per un certo periodo di tempo; in genere sono necessarie dalle 2 alle 4 settimane,  o anche più in base ai sintomi.

Raggiunto uno stato di benessere, si può provare a reintrodurre tali alimenti, iniziando con piccole quantità e a distanza di qualche giorno per evitare un nuovo accumulo e riabituare gradualmente l’organismo ad accettarle.

Per fare tutto questo sarebbe opportuno essere seguiti da un professionista, il quale indica quali sono gli alimenti da evitare dopo accertamenti e, soprattutto, come reintrodurli correttamente.

Celiachia o intolleranza al glutine?

Un discorso a parte merita la celiachia che non è né un’allergia, né una semplice intolleranza.

In questo disturbo, infatti, c’è un coinvolgimento di diversi sistemi: in primo luogo la genetica (su cui non mi soffermerò) che è un requisito fondamentale per sviluppare o no la celiachia; poi il deficit enzimatico, cioè una carenza del complesso di enzimi in grado di smaltire correttamente il glutine, e infine il sistema immunitario, responsabile poi di tutte le manifestazioni e sintomi gastrointestinali e non solo.

Quindi la celiachia è in realtà un insieme di più fattori, che vengono però determinati sempre dalla genetica; per la diagnosi bisogna infatti andare a ricercare gli anticorpi specifici (antigliadina, antiendomisio e transglutaminasi).

Nell’intolleranza al glutine, fenomeno per così dire un po’ più recente, viene riscontrato un fastidio reale agli alimenti che contengono glutine, senza però avere le caratteristiche tipiche della celiachia (genetica, anticorpi).

Sono in atto numerosi studi per scoprire quali possano essere le cause di tale fastidio ed è stata avanzata l’ipotesi che più che il glutine, il vero responsabile sia il glifosfato, un erbicida molto utilizzato per favorire una crescita più rapida dei cereali. Tuttavia ancora non è stato provato nulla con sicurezza, quindi l’unica strategia efficace per il momento è comunque evitare di assumere glutine.

In ogni caso, quando compaiono dei sintomi particolarmente fastidiosi e/o duraturi, sarebbe meglio indagare in modo più approfondito per scoprire quali possano essere le cause ed evitare di eliminare cibi in modo “fai da te perché si rischia di privare inutilmente l’organismo di sostanze utili o comunque non realmente dannose.

Spesso la causa risiede unicamente in un’alimentazione sbagliata e squilibrata e occorrerebbe semplicemente trovare un equilibrio per risistemare le cose.


Chi è l’autrice

roberta canforaLa Dr. Roberta Canfora è dietista e si occupa principalmente di elaborazioni di piani dietetici personalizzati per stati fisiologici (gravidanza, allattamento, accrescimento) e patologici (diabete, disturbi gastroenterici, obesità, sovrappeso, sottopeso, PCOS, dislipidemie, insufficienza renale, steatosi epatica). Esegue, inoltre,  la valutazione dello stato nutrizionale e la valutazione antropometrica (calcolo massa grassa, magra, acqua, metabolismo basale).

Qui in parafarmacia, si occupa dei Test per le Intolleranze Alimentari.

Se vuoi contattarla direttamente, ecco i suoi recapiti:
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/DietistaRobertaCanfora/
telefono: +39 327 8665897
e-mail: canfora.roberta@libero.it


foto di brooke lark da unsplash

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